Nelle ultime settimane si sono riversati lungo il confine tra Bielorussia e Polonia migliaia di immigrati provenienti principalmente dal Medio Oriente che cercano di sfondare i recinti di frontiera per accedere al territorio sotto l’egida UE.
Da una parte riscontriamo la consueta strategia “Divide et Impera” messa in atto dall’imperialismo statunitense che, pur di scongiurare un’intesa
economica e strategica tra un’Europa a trazione tedesca e la Russia, scatena, per tramite dei propri vassalli centro orientali, alcune operazioni di contenimento verso le iniziative di Mosca.
La Russia invece, mentre cerca di aumentare il proprio perimetro difensivo, viene soffocata dagli emissari di Washington che ne limitano l’influenza nei territori contesi.
Dall’altra troviamo la Bielorussia, che, se prima giocava su più tavoli all’interno dello scacchiere internazionale, dopo la riconferma di Lukashenko al governo risponde, pressoché esclusivamente, agli interessi del Cremlino.
Parliamo di una Nazione ,la Bielorussia, che sin dai tempi dell’impero zarista ha sempre funto da “cuscinetto” per difendere la Russia , la quale in questo modo era in grado di stanziare al di là dei confini nazionali stessi la prima linea di difesa del proprio territorio.
Parrebbe quindi che, le recenti rivoluzioni colorate, abbiano reso anche la Bielorussia contesa tra i due poli.
La strategia di Mosca sarebbe quella di creare – attraverso l’utilizzo massiccio di immigrati extra europei spinti a ridosso della Polonia – una barriera fisica tra coloro che nutrono interessi verso la “conquista” della Bielorussia ed il loro “oggetto del desiderio”.
Inoltre ,se dietro lo spostamento, in primis verso la Russia, di questi immigrati ci sia la regia turca ad oggi non è dato sapersi; Lo si potrà forse apprendere osservando le prossime operazioni militari di Ankara in territorio siriano, da dove e’ transitata la gran parte di questa “arma” umana.
Ricordiamo che operazioni Turche in Siria avvengono in gran parte ne territori sotto il controllo governativo del legittimo Presidente Bashar Al-Assad coadiuvato, guardacaso, dalle forze militari russe oltre che dalle milizie libanesi di Hezbollah.
D’altra parte ripudiamo anche il metodo adottato dalla Russia di utilizzare genti extra europee, impiegandole come carne da macello, per minacciare l’integrità etnica dei Paesi dell est ouropeo, non ancora fortemente minata come quella dei paesi europeo occidentali.
Inoltre, in questo scenario, troviamo un altro soggetto coinvolto:la Germania.
Essa ha notevoli interessi economici,soprattutto energetici, con la Russia per via del gasdotto Nord Stream 2 in fase di realizzazione,allo stesso tempo vorrebbe estendere la propria influenza nelle zone centro orientali del continente, come tentò di fare nel 2014 durante le proteste di Piazza Maidan cercando invano, ed adirando così la dirigenza americana, di lasciare la propria impronta in Ucraina.
Infine ci sono le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel.
Egli ha affermato che: “le istituzioni europee dovrebbero sovvenzionare la costruzione di un muro sul confine per impedire l’accesso agli immigrati”.
Questo dimostra come la retorica dell’accoglienza, ostentata spesso stucchevolmente, dalle citate istituzioni funzioni ad intermittenza e che, nonostante la contrarietà a tal riguardo del Presidente della BCE Christine Lagarde, confermano una manifesta incoerenza ed una certa solerzia nel compiacere le necessità strategiche degli Stati Uniti.
Non dubitiamo del fatto che la loro benevolenza del “restare umani” sia venuta meno, ma, evidentemente, alcuni umani sono più (in questo caso meno) umani degli altri!
Noi che riteniamo che lo scorso conflitto mondiale diretto dalle plutocrazie contro i popoli liberi (in particolar modo quelli europei), oggi prosegua incessantemente, con l’unica differenza che la guerra contro l’Europa
viene condotta in modo unidirezionale dai vincitori e che, da questa parte, alcuni europei si vedono costretti a fare sistema cercando di arrangiarsi in qualche modo per non sparire del tutto e per non essere totalmente alla mercé del colonialismo americano che, dal ’45, ha assunto il ruolo centrale e principale negli equilibri mondiali.
D’altro canto se oltre oceano hanno aspirazioni di supremazia ispirate dalla propria volontà di potenza, spesso incontrastata, da circa un’ottantina d’anni; dall’altra c’è da riconoscere che dal dopoguerra ad oggi la condizione di sudditanza del Belpaese, unitamente ad altri Paesi europei, viene accettata di buon grado dai nostri rappresentanti; che, a parte qualche afflato di affrancamento come il ben noto episodio di Sigonella, hanno sempre dimostrato servilismo, compiacenza ed accondiscendenza.
In Medio Oriente e in altri continenti del pianeta, per esercitare il proprio dominio sui popoli, la governance americana applica una strategia che consiste nell’impedire ad una potenza autoctona di diventare egemone regionale; così oggi, ed anche in questo caso, lavorano incessantemente per ostacolare, minare e ridurre l’intesa tra Europa e Russia al fine di introdurre la loro supremazia nei territori centro orientali, storicamente da sempre sotto l’influenza strategica e culturale tedesca.
Oltre le prese di posizione dualistiche, il tifo da stadio e le interpretazioni manichee, riconosciamo come certi assunti sovranisti tout court siano estremamente funzionali agli interessi strategici dei potentati extra europei.
Nell’ottica di cui sopra , certe derive ideologiche occidentali, in cui si millanta uno “scontro di civiltà”, nei fatti inesistente, ma da attuare talvolta sotto forma di interventi bellici “umanitari” in nome dei non ben specificati valori delle democrazie liberali, siano estranee allo spirito europeo; che su ben altre fondamenta, affatto democratiche, mercantilistiche o di sudditanza, ha edificato e rinnovato nel corso dei millenni la propria Civiltà.
Infine ribadiamo quanto a noi pare fondamentale, per la libertà e la sopravvivenza delle nostre genti, riportare il nostro continente al centro degli assetti internazionali attraverso una collaborazione ed una sinergia tra i Paesi europei che condividono interessi economici, commerciali, militari, energetici e strategici, il tutto perseguendo una politica estera comune e operando verso i medesimi obiettivi.
Auspichiamo di tornare ad essere una Potenza Continentale, non una misera unione di Stati nazionali che covano tensioni interne e conducono conflitti intestini. i quali, puntualmente, si rivelano efficienti per il consolidamento dell’ingerenza americana sulla nostra Terra a discapito delle nostre Patrie che ci furono lasciate in eredità dai nostri padri e che dovremo consegnare ai nostri figli affinché possano essere padroni del proprio Destino per tramandare a loro volta questa continuità millenaria.
Per garantire la nostra esistenza, in fedeltà con la nostra Storia, occorre oggi – nell’epoca dei blocchi continentali – coesione vitale tra i popoli europei per una profonda presa di coscienza di ciò che siamo come unica reale alternativa fisica al mondialismo, oltre gli appetiti indotti e preconfezionati dal nemico e le fallaci ricette salvifiche, riteniamo rimanga ancora l’unica strada da percorrere.
Malgrado sia in salita e nonostante i venti contrari.
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Nacquero quindici stati indipendenti, tra cui la Russia stessa e appunto l’Ucraina.
Si chiudeva una parte di un capitolo più ampio, di spartizione del nostro continente tra America e URSS dalle macerie del 1945, attraverso la Pax imposta sul vecchio continente dai vincitori, seduti ai tavoli dalla Conferenza di Yalta.
Ascolta la nuova puntata di Pensieri Inferociti, a cura del VFS
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