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Lettera aperta

Nell’ultima settimana, abbiamo raccolto con un certo sgomento un susseguirsi di notizie che giungevano da vari paesi europei, in primis dalla Francia con i suoi episodi, purtroppo sempre più diffusi, di aggressioni ai danni di cittadini comuni in contesti comuni
motivati molto spesso da un odio etnico, e che non possono più essere ignorati come cristallina rappresentazione del fallimento dell’integrazione forzata di stampo transalpino.


Poi mano a mano che la settimana progrediva, hanno cominciato ad apparire nomi di alcune nazioni che normalmente sfuggono alla ribalta di episodi di violenza , almeno nell’immaginario popolare , ma che ,al netto di un’analisi più approfondita,
sembrano costituire “lo sporco nascosto sotto il tappeto” del continente Europeo.
Paesi come l’Irlanda, in cui le conseguenze di un atto di aggressione a colpi di coltello perpetrato nei pressi di una scuola elementare
e che ha visto tra gli aggrediti ben 3 bambini oltre che alla maestra intervenuta a loro difesa, ha scatenato un vera propria rivolta popolare con diversi scontri tra polizia e manifestanti.
Rivolta sintomo evidente di una situazione esplosiva ormai radicata nel tessuto sociale del paese.
Ma lo sporco sotto il tappeto e’ meglio che non si veda quando si accendono le luci e quindi via ad una serie di minimizzazioni dalle quali scompaiono come per magia tutte le analogie con gli avvenimenti del resto d’Europa.
Altro paese di cui raramente si parla e che nell’immaginario popolare rappresenta “un’isola felice” e’ la Svezia in cui la situazione negli ultimi decenni e’ tremendamente degenerata in termini di sicurezza e di vivibilità e ci trasmette un’ immagine che se la osservassimo con occhio oggettivo
potrebbe riferirsi ad uno qualunque degli scenari di guerra in giro per il mondo.
Almeno da Settembre a questa parte la rassegna , ai più’ ignota, della situazione relativa alla violenza in Svezia somiglia sempre di più ad un vero bollettino di guerra.
In un macabro cerchio si uniscono episodi drammaticamente simili, simbolo di una spirale di violenza incontrollata, a Settembre in un esplosione mori’ una donna di 25 anni e settimana scorsa di nuovo un’insegnante di 24 anni.
Due giovani donne segnate da un infausto destino e capitate in mezzo ai barlumi di una vera e propria battaglia.
Gang legate al narcotraffico, hanno difatto conquistato a colpi di armi da fuoco molte città della Svezia.
Un articolo di una nota testata nazionale riporta il commento di un abitante della città di Uppsala che dice “Sono scene di guerra come quelle che si vedono al telegiornale sull’Afghanistan”,
e il noto giornale italiano invece di analizzare cause e conseguenze di una situazione del genere pensa bene di specificare, quasi a mo’ di sberleffo che :”La destra dà la colpa all’immigrazione”.
Ebbene si cari signori , avete ragione voi stavolta non e’ colpa dell’immigrazione.
Per una serie di motivi.
Primo : L’immigrazione non e’ la causa delle esplosioni e delle sparatorie, e’ solo l’humus nella quale una situazione di guerra “de facto” ha potuto prosperare.
Secondo : La Svezia e’ stata per anni la terra promessa di tutte quelle organizzazioni che promuovevano un’integrazione totale e quindi figurarsi se le politiche di ultra-liberismo immigrazionista possono aver fallito.
Terzo : Come si deduce dai dati esposti dal vertice della polizia svedese le sparatorie e attacchi dinamitardi in Svezia sono spesso eseguite da giovanissimi, alle volte anche sotto i 15 anni, gente cresciuta “nell’integrazione” le famose “seconde generazioni” (o terze) i “nuovi svedesi”.
Siamo di fronte ad un mutamento significativo ed irreversibile del tessuto sociale di una nazione Europea che fino a non molti anni fa era considerata tra le più pacifiche e vivibili dell’ intero globo terracqueo.
Le città svedesi e le loro no-go zones sulla falsariga delle banlieau francesi registrano un crescente aumento del tasso di violenza che sembrerebbe mettere in forte dubbio quell’illusione di idillio che fu il paventato welfare state svedese.
Una serie clamorosa di errori nella gestione delle politiche migratorie, di incapacità del sistema giudiziario svedese e di difesa ad oltranza dell’approccio pro integrazione forzata hanno portato ad una situazione che il governo
stesso fatica a gestire nonostante la richiesta di aiuto all’esercito stesso.
Gli errori della Svezia sono simili a quelli commessi da Belgio, Paesi Bassi, Spagna e Francia e , a causa di questa somiglianza, rappresentano una brutta finestra sul futuro dell’Europa.

Una finestra che non si vuole aprire perché impegnati a distogliere lo sguardo pur di non voler affrontare il problema e non mettere in discussione il dogma dell’ integrazione.
La nostra immagine della “polveriera” resta drammaticamente attuale.
Se questa non e’ una guerra civile poco ci manc

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