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LO STOLTO GUARDA IL DITO E NON LA LUNA

Mentre tutto lo sforzo bellico della carta stampata ha trovato finalmente il suo piu’ odiato nemico da stanare, c’e’ un organo di stampa molto più’ titolato che e’ relatore di ben peggiori notizie per l’Italia.
In particolare ci riferiamo alla “Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana” numero 277 del 27-11-2017.
Senza tediare nessuno con il legalese sappiate che e’ stata fatta ( e approvata dal parlamento) una modifica  al codice in materia di protezione dei dati personali.
Nell’articolo 28 del capo VIII (Altre disposizioni) della legge 20 novembre 2017, sono state introdotte alcune modifiche che sostanzialmente segnano un’ importante delega verso organismi terzi al trattamento e conservazione dei dati personali sensibili,  cioè’ medici (ad esclusione del codice genetico) e similari.

Per farla breve, viene autorizzata la cessione , a scopo “scientifico” dei dati sensibili dei cittadini a terze parti senza consenso.
Ora quello che ci preoccupa in questo pasticcio, sono alcuni aspetti che vengono lasciati aperti dalla definizione stessa della legge.
Punto primo. Chi sono questi organismi terzi ? Si potrebbe pensare, senza fare complottismo, a multinazionali farmaceutiche in grado, in base a questi dati, di estrapolare particolari condizioni da far passare come nuove malattie o semplicemente di imporre alla comunità europea nuove soglie di patologia all’ interno delle proprie linee guida, creando di punto in bianco legioni di nuovi malati che non sapevano di esserlo.
Oppure a grandi multinazionali tecnologiche, che stanno facendo una vera e propria caccia a queste basi di dati dal potenziale infinito in vari settori: dall’ intelligenza artificiale fino al marketing virale personalizzato.
Punto secondo.Chi garantisce e in quali termini l’anonimato di tali dati? Su questo la legge non e’ chiara o quantomeno potrebbe essere vittima di un “lost in translation” della normativa europea e quindi lasciata alla contingenza del momento.
Punto Terzo.La modifica parla di dati “sensibili” in generale. Certo quelli più’ identificabili sono quelli sanitari, ma ciò’ non vieta la diffusione di qualunque tipo di dati: sulle abitudini, sulle consuetudini, sulle preferenze politiche e via ad libitum.
Infine dal punto di vista etico, ci duole constatare che, aldila’ della cessione di alcune sovranita’ ad organismi sovranazionali, la comunita’ nazionale si stia trasformando solo in un enorme serbatoio di dati (o Big Data) e che questi ultimi possano essere utilizzati per standardizzare comportamenti, abitudini, passioni, fino a quando non avranno standardizzato una massa di individui che di individuale( ed originale) avranno ben poco.
Se non e’ turbocapitalismo questo…..

Ferocemente

Il portavoce

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