Lonigo, 17 maggio 2026
I fatti accaduti sabato 16 a Modena impongono una riflessione seria ed importante sulla reale ricchezza apportata dall’immigrazione: qui non siamo dinnanzi ad un drogato o alcolizzato che in preda a deliri psichedelici si lancia su una folla di innocenti, bensì di fronte ad un immigrato di seconda generazione che lucidamente intraprende un’azione criminale per delle mancate attenzioni (pare) in merito all’integrazione , peraltro assolutamente soggettive.
Si tratta di un soggetto nato qui, cresciuto e nutrito con i valori “occidentali” dell’accoglienza e dell’uguaglianza, ma che in base a delle valutazioni assolutamente personali ritiene non sufficiente tutto ciò che ha ricevuto nel paese che lo ha accolto, così decide di colpire degli innocenti, non simbolicamente le istituzioni che potrebbero essere state responsabili in qualche modo del processo di accoglienza e integrazione.
Già immaginiamo le risposte delle istituzioni, pronte a installare dissuasori e New Jersey agli ingressi delle zone pedonali,(scene per altro già viste in un passato recente post attentato a Nizza e affini) come se rappresentassero una soluzione al problema: se gli immigrati accoltellano, vietiamo i coltelli, ma troveranno dei machete; se sparano vieteremo le armi da fuoco, ma troveranno altre armi non convenzionali con le quali sfogare l’odio verso il mondo che li ha accolti, sobillato da una pletora politica e culturale che li ha indottrinati allo schiavismo subito, senza nessuna analisi concreta ed oggettiva su cause e dinamiche opportunamente contestualizzate.
Le inferiate che installiamo alle finestre delle nostre case per darci una parvenza di sicurezza, non sono altro che le sbarre di una galera ideologica dentro la quale ci stiamo relegando per l’incapacità di un mondo politico di affrontare fermamente un problema sociale diventato ormai una piaga.
La vomitevole passerella organizzata in fretta e furia dalla canea immigrazionista, pronta a difendere a spada stratta un sistema colabrodo destinato ormai ad esplodere in una guerra civile, è l’ennesima riprova di una classe dirigente che sopravvive grazie ai paraocchi auto-costruiti e ad una platea di clienti lobotomizzati pronti a rispondere ad ogni chiamata.
La stessa piazza che negli anni si è ripetutamente riempita in nome dell’accoglienza, dell’umanità, dell’integrazione, dei girotondi e delle sardine-bella-ciao oggi si ritrova a celebrare un rito collettivo di difesa isterica ad un modello fallimentare.
Con capriole circensi i paladini del castello arcobaleno e multiculturale invitano ancora una volta a “restare umani” a non lasciarsi trasportare troppo da queste vicende, a ricordare che il folle in questione tutto sommato era italiano (e laureato, in caso non si fosse ancora capito!) mentre gli ospiti sul palco ricevuti con ovazione (giustamente, lo sottolineiamo) erano stranieri e solo grazie a loro si è potuto fermare l’uomo.
Al termine di questo ennesimo caso emblematico di integrazione impossibile ci rimangono diversi spunti di analisi, uno su tutti però risulta sempre più imperante pure qua a Modena dove un decennio fa sbattemmo in faccia a tutti il problema: Ve lo avevamo detto!
Un altro rimane sospeso in aria, ben più cupo: Nostro malgrado, siamo solo all’inizio.
Ferocemente
Il portavoce
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