Lonigo, 1 Dicembre 2015
Non neghiamo che le polemiche scaturite in questi giorni di marasma mediatico, abbiano in un certo qual modo dimostrato come il nostro approccio alla questione immigrazione abbia toccato più di qualche nervo scoperto.
La questione di per se stessa non merita spiegazioni semplicistiche nei termini di bianco/nero, buono /cattivo o tutte queste dicotomie facili da capire ma per la maggior parte delle volte inesatte o quantomeno incomplete.
Le ragioni di un’ azione di governo pressoché’ inesistente sul tema , se non in casi di estrema emergenza, ci hanno sempre lasciato perplessi e quindi , dati alla mano, abbiamo cercato di capire per quale motivo il “re tentenna” e non riesce a prendere una decisione in merito.
E quindi , seguendo la massima sempre valida di “follow the money”, abbiamo notato come alcune organizzazioni rientrino a piene mani in quelle che si possono definire vere e proprie filiere dell’ immigrazione.
A partire dalle organizzazioni criminali mediorientali e turche, vere e proprie “coltivazioni dirette” di esseri umani, fino ai piccoli “pusher” scafisti per finire con i “consumatori “ occidentali di immigrazione (onlus, ong ,cooperative, fino alle industrie in cerca di mano d’opera a costo zero).
La massa di popolazione che si sta riversando in Europa è fin dall’ inizio spinta fuori dalla propria patria da forze economiche che stanno facendo terra bruciata nei loro paesi d’origine in una specie di gatto che si morde la coda : la colonizzazione cinese dell’ africa , motivata dalla ricerca di materie prime per produzioni a basso costo (umano ed economico), unita alle numerose guerre spinge le masse di immigrati verso l ’Europa , la quale a propria volta è alla ricerca di manodopera a basso costo in una sorta di nodo Gordiano che si avviluppa su ste stesso.
Sull’ altare del sacrificio di questo maelstrom mondiale e’ finita l’identità dei popoli che per i professionisti della finanza è poco più di un danno collaterale.
Questa analisi potrebbe gia’ di per se stessa far comprendere come il nostro “bersaglio” non siano i volontari stessi di queste associazioni, ma l’immenso impero economico che su di essi e sulla loro buona fede viene costruito.
Tuttavia questo concetto e’ probabilmente molto piu’ avulso e scomodo rispetto a chi ci vorrebbe tacciare di becerismo fine a se stesso.
Finché certe logiche di guadagno imperverseranno, le azioni di governo ne saranno schiave e ci impediranno di elaborare una vera e propria risposta Europea (prima ancora che italiana) al problema.
Nel mondo , alcune nazioni,con volontà politica, hanno affrontato di petto il problema , si pensi al modello australiano che grazie ad una rigidità dei controlli ha sviluppato un vero e proprio modus operandi per la gestione dell’ immigrazione clandestina, persino in Europa il “compagno” Zapatero arrivo’ a blindare le enclavi Spagnole di Ceuta e Melilla, talvolta con metodi non proprio “accoglienti’.
In Italia invece, pressati da enormi interessi, non si fa nulla o meglio si delega la gestione a coloro che proprio dal massiccio afflusso traggono i maggiori vantaggi.
Questa non-azione ,e’ la peggior reazione.
Ferocemente
Il portavoce